Cap 11: L'ULTIMO GENOCIDIO

 

Nei drammatici giorni della seconda occupazione turco-jihadista, tesa a cambiare i connotati di un altro pezzo di Rojava, così come è stato per il cantone di Afrin, la comunità kurda si è interrogata circa le possibili contromisure per fermare il sultano di Ankara. Ma una volta verificato che non solo gli Usa ma anche tutta la comunità internazionale avevano nuovamente abbandonato il popolo kurdo al proprio destino, data la spinta della Nato a salvaguardare un "pregiato" partner economico come Erdogan, l'unica possibilità e rimasta la resistenza. Del resto questo popolo resiste da un secolo...

La sostituzione etnica dell'Isis

Il genocidio turco nella Siria settentrionale e orientale

 

Un forum presso il Center for Strategic Studies of Rojava ha individuato modalità e meccanismi per contrastare il genocidio ed il cambiamento demografico attuati dalla Turchia in Rojava, con il benestare della Nato e della comunità internazionale.

19 dicembre 2019 – A Ginevra, nell’ambito del 1° Forum dell’Onu sui rifugiati, si concludeva ieri lo show del “sultano” Erdogan, presidente della Turchia, che faceva gli onori di casa, ergendosi a difensore dei rifugiati nel mondo, e al tempo stesso continuando a ricattare e intimidire la comunità internazionale, che accetta le sue ritorsioni…

Cosa fare contro il genocidio?

In Rojava, contemporaneamente, veniva lanciato un altro forum, dal centro studi curdo, Center for Strategic Studies of Rojava, per individuare le modalità finalizzate al contrasto del genocidio e del cambiamento demografico, che il dittatore turco, sponsorizzato dalla Nato, sta attuando nella Siria del nord, contro il popolo curdo e le altre popolazioni unite sotto il vessillo della Confederazione autonoma nord-orientale della Siria.

Ricerche e analisi sono sfociate in una sorta di decalogo. Il moderatore dell’evento è stato Sîham Dawûd, direttore dell’Unione degli insegnanti di Dêrik, che ha presentato le relazioni dell’avvocato Aynûr Zêd Pasha, membro dell’Assemblea della giustizia sociale di Cizre, copresidente dell’Assemblea del cantone di Kobanê, e di Enwer Mislim e Hikmet Hebîb, vicepresidenti del Consiglio esecutivo e del Consiglio democratico siriano (MSD).

Un tribunale internazionale impossibile da formalizzare

In primo luogo è emersa la necessità di creare un sistema di comunicazione che possa diffondere i dati e le immagini delle nefandezze che lo Stato turco sta compiendo con la collaborazione dei jihadisti ex Isis ed ex al-Qaeda, adesso miliziani e mercenari dell’Esercito Siriano Libero, per insediarsi al posto dei residenti, saccheggiando le abitazioni, espropriandole, usando violenze indiscriminate contro uomini, donne e bambini: stupri, torture, omicidi di massa… In tal senso sarebbe necessaria la costituzione di tribunali internazionali per ridare dignità a chi l’ha perduta, ripristinando i diritti delle comunità… Naturalmente, questo sarà impossibile da realizzare, e lo si capisce proprio dallo scenario messo su dall’Onu, dove la figura del responsabile di questo genocidio, cioè Erdogan, tiene consessi internazionali sui rifugiati, mentre la Nato, gli Stati Uniti e l’Europa hanno sostanzialmente avallato il genocidio etnico nella Siria del Nord…

Un forum fatto di speranze infrante

Così, tutte le altre richieste fatte alla comunità internazionale, come ai paesi parti in causa tipo la Russia, di fermare lo scempio, oppure di inserire i rappresentanti del Rojava nel Comitato costituzionale siriano, o ancora l’istituzione di una Corte internazionale che giudichi l’operato dello stato turco insieme ai terroristi dell’Isis, proprio per la messa in scena grottesca e tragica avvenuta a Ginevra, sembrano richieste impossibili…

FONTE: ANF Immagine in evidenza: ANF

Centinaia di morti nel campo di al-Hol

 

Si muore in massa nel campo profughi che raccoglie siriani e iracheni ma anche gli stranieri, con le rispettive famiglie, affiliati all’Isis, mentre il dittatore turco Erdogan annuncia l’avvio del programma di sostituzione etnica del popolo kurdo.

17 gennaio 2020 – Nella Siria del nord, dopo l’occupazione turca del Rojava, nell’ottobre dell’anno appena passato, il disastro umanitario, concordato tra la Turchia e la Russia con il beneplacito Usa, sta assumendo contorni sempre più tragici. Sono due le fotografie che ci arrivano e ci raccontano la follia di questo tempo storico…

Il macabro scenario

Da un lato la denuncia della Mezza luna curda con i 500 e passa morti nel campo profughi di al-Hol nel 2019, dall’altra l’annuncio ufficiale del “sultano” turco Erdogan, di aver avviato il ricambio demografico in quella striscia di cento chilometri dentro il Rojava, dove sostituire qualche milione di profughi siriani, al posto dei residenti curdi e delle altre etnie che hanno formato l’autonomia regionale del nord della Siria.

Un campo di morte

Precisamente sono 517 le persone morte nel 2019 nel campo di al-Hol, gestito dalle forze militari a guida curda SDF, di cui 371 bambini. Le cause sono state dovute alla scarsa assistenza medica, ipotermia e malnutrizione. E’ questa la denuncia di ieri del referente della Mezza luna curda Dalal Ismail all’agenzia Afp.

C’è da dire che quel campo rappresenta una tragica sintesi di ciò che succede laggiù, questo perché il campo ospita 68.000 persone, la maggior parte dei quali sono iracheni e siriani. Ma non solo, perché è quello il campo dove sono rinchiusi gli affiliati all’Isis catturati insieme alle loro famiglie. Sono tenuti separati dagli altri, sotto la sorveglianza militare delle SDF, che sempre meno riescono a gestire la situazione.

Nel campo di al-Hol vi sono la gran parte di quei 12.000 stranieri affiliati all’Isis, tra cui 4000 donne e 8000 bambini. Se cibo e medicinali rappresentano i bisogni più urgenti, a rendere ancora più drammatica la situazione è l’annuncio del Consiglio di sicurezza dell’Onu che non invierà aiuti umanitari al campo, poiché ha votato la limitazione degli aiuti transfrontalieri.

Le pratiche di ingegneria etnica e demografica del sultano di Turchia

“Abbiamo iniziato a lavorare alla costruzione di insediamenti in Siria tra Ras al Ayn e Tal Abyad, dove possiamo insediare centinaia di migliaia di persone, mentre altri insediamenti lungo il confine tra Turchia e Siria possono ospitare un milione di persone“. Con queste parole il dittatore turco ha annunciato il suo piano strategico di sostituzione demografica del popolo curdo e delle altre etnie che hanno formato l’autonomia del nord della Siria.

Il piano di ingegneria demografica, già applicato ad Afrin, concerne l’aggressione dei residenti attraverso omicidi, violenze, torture, stupri, saccheggi, da parte dei mercenari jihadisti ex Isis ed ex al-qaeda, tradizionali partner di Erdogan. Costretti ad abbandonare le proprie case, i residenti del Rojava, dovranno far posto a 3,6 milioni di profughi siriani attualmente presenti in Turchia.

FONTI: AFP, France24, Ahvl News Credits: AP

I dati che documentano la ripresa dell’Isis sul territorio

 

Presentato il rapporto del Rojava Information Center che raccoglie i dati sulla ripresa degli attacchi relativi alle cellule dormienti dell’Isis, risvegliatisi dopo l’occupazione turca dell’ottobre scorso.

29 gennaio 2019 – Si chiama Robin Fleming il ricercatore che ha presentato lunedì scorso i dati del rapporto del Rojava Information Center attraverso cui è possibile conoscere i numeri inerenti alla rinascita dell’Isis sul territorio, nella Siria nord-orientale, ribattezzata Rojava. I grafici mostrano come da gennaio a settembre 2019 vi sia stata una graduale diminuzione degli attacchi delle cellule dormienti Isis ed un corrispettivo aumento dei raid anti-Isis. Tendenza questa annullata dopo l’invasione turca di ottobre che ha determinato la ripresa delle azioni terroristiche jihadiste.

Come la Turchia ha rimesso in gioco l’Isis

La sconfitta militare dell’Isis in Siria, come tutti sanno, è stata determinata dalle cosiddette Forze Democratiche Siriane (SDF), l’esercito inizialmente addestrato e rifornito dagli Usa per combattere l’Isis sul territorio, per poi essere abbandonato da Trump, garantendo l’occupazione turca di ottobre 2019. Le SDF sono guidate dalle unità di protezione curda, ma formate da uomini e donne di tutte le confessioni religiose e delle varie etnie presenti nell’autoproclamata Rojava.

Se la sconfitta militare del sedicente Stato islamico è maturata durante il 2018, l’anno dopo in qualche modo essa è stata certificata e formalizzata. Ma la disfatta dei fronti militari non vuol dire la fine dell’organizzazione terroristica jihadista poiché chi non è stato ucciso o arrestato, ha cercato la fuga verso il confine turco, per unirsi a quella che poi diventeranno le milizie usate dal “sultano” turco Erdogan per l’occupazione di ottobre.

Altri si sono inabissati, disperdendosi tra le campagne di Deir-ez-Zor, per formare le cosiddette cellule dormienti. Queste hanno prodotto attacchi contro le SDF per tutto il 2019. C’è da dire che già dall’occupazione di Afrin gli affiliati in fuga e pezzi di queste cellule hanno formato le milizie usate dalla Turchia per ambedue le operazioni di saccheggio e sostituzione demografica.

I dati generali del rapporto statistico

I parametri individuati per elaborare lo studio sono stati i seguenti: attacchi delle cellule Isis, morti causati dagli attacchi Isis, Incursioni anti-Isis delle SDF, arresti degli affiliati Isis. Vediamo i numeri in generale… Nel 2019 c’è stato complessivamente un aumento degli attacchi delle cellule Isis del 722 percento, causando la morte di 406 persone, ma hanno anche generato anche 906 incursioni SDF verso le cellule dormienti, per un totale di 581 arresti.

La ripresa dell’Isis sul territorio

La fotografia che attraverso i numeri fa il RIC rispetto alle azioni di guerra sul territorio, mostrano un andamento che da dicembre a settembre 2019 sottolinea il quasi completo annientamento delle pretese belliche e terroristiche delle cellule. E’ da ottobre a dicembre, cioè con l’occupazione di quel corridoio in Rojava, chiamato zona cuscinetto, che quell’impressionante dato del 722 percento in più di attacchi jihadisti prende forma.

La declinazione numerica di questa situazione ci dice che il numero di incursioni SDF anti-Isis è sceso del 77 percento. Dopo i 139 attacchi documentati in maggio, le SDF hanno aumentato il numero di incursioni producendo un altrettanto sostanzioso calo delle azioni delle cellule dormienti. Così arriviamo a settembre con il punto più basso di azioni Isis: 51 attacchi che hanno causato solo, è il caso di dirlo, 12 morti.

Dall’occupazione turco-jihadista di ottobre fino a dicembre 2019 tutti i progressi fatti negli ultimi due anni sono stati annientati, dato che l’Isis cresce dove c’è instabilità. Così, a fine dicembre le incursioni anti-Isis sono state inesistenti, dato che quelle cellule hanno contribuito ai saccheggi con i loro “fratelli” miliziani, supportati dalle incursioni aeree turche.

FONTE: Rojava Information Center Grafici: RIC Credits: AFP

Scontro tra Russia e Turchia: l’escalation nelle ultime 24 ore

 

La nuova fase della guerra siriana si è praticamente aperta questa notte, dopo l’attacco russo alle postazioni turco-qaediste. I due partner commerciali stanno guerreggiando per la supremazia su Idlib, anche se sembrano "scaramucce tra amici". Nel frattanto  un milione di profughi si accalca al confine tra Siria e Turchia: già emesso da Erdogan un ordine di servizio, verso i funzionari delle frontiere, di lasciali passare in Europa.

28 febbraio 2020 – La situazione si è evoluta tra ieri e stanotte. Si sono succeduti alcuni attacchi aerei russi verso le postazioni dei mercenari qaedisti che combattono a fianco dell’esercito turco, nell’area provinciale di Idlib, nella Siria nord-occidentale. Ufficialmente la Russia ha dichiarato di non sapere che in quelle postazioni stazionassero anche pezzi dell’esercito regolare turco. Così 33 soldati turchi sono stati uccisi e un’altra trentina rimasti feriti, subito rimpatriati. Ma se Idlib è ormai la città simbolo del disastro siriano, che sembra non interessare più il mondo, i tre dittatori che si stanno combattendo, Putin e Assad contro Erdogan, nel momento in cui si sono seduti ai tavoli di negoziato, contemporaneamente si bombardavano sul campo a vicenda.

Soldati turchi e miliziani qaedisti insieme

Il ministro della Difesa russo ha dichiarato questa notte che quelle truppe non avrebbero dovuto trovarsi in quelle postazioni e che il governo di Erdogan non li ha avvisati. Il ministro ha specificato che non hanno mai effettuato attacchi direttamente contro la Turchia. Gli attacchi dell’esercito siriano sono stati sempre effettuati contro i gruppi terroristici, appunto gli ex qaedisti, ex Al Nusra. La Russia, a quanto specificato dal ministro, si è sempre impegnata, con Assad, a garantire un cessate il fuoco per far evacuare i soldati turchi: “I soldati turchi che erano nelle formazioni di battaglia dei gruppi terroristici sono finiti sotto il fuoco delle truppe siriane”.

La Turchia accusa le reti criminali terrorizzanti di Damasco

Come risposta, la Turchia ha annunciato che avrebbe attaccato “tutti gli obiettivi noti del regime siriano”, così ha dichiarato ad Al Jazeera Fahrettin Altun, capo del dipartimento delle comunicazioni presidenziali della Turchia: “Il regime di Assad rappresenta una minaccia per la nostra sicurezza nazionale, per la regione e per l’Europa da quando ha iniziato a comportarsi come una rete criminale che terrorizza i propri cittadini“. La cosa davvero grottesca di questa nuova pagina del conflitto siriano è che tutti dicono di combattere il terrorismo jihadista, ma l’uno usa i suoi uomini e l’altro i suoi metodi.

I nuovi movimenti bellici

Intanto, la Russia ha schierato due navi da guerra con missili da crociera Kalibr tra il Mediterraneo ed il Mar Nero, che si muovono verso le coste siriane. Questo anche in risposta alle truppe e armamenti che Recep Tayyip Erdogan ha già posizionato in Siria, in vista della sua grande offensiva annunciata. Così il sultano, convocando un consiglio di sicurezza straordinario ad Ankara, ha annunciato le sue ritorsioni a partire dalla notte tra giovedì e venerdì.

In realtà i movimenti bellici tra Russia e Turchia, nell’area di Idlib, erano state nei giorni scorsi, con il perentorio annuncio di Erdogan nei confronti di Assad di lasciare l’area interessata, al centro di invettive. Dopo la strage russo-siriana della scuola demolita dalle bombe, si è capito che le minacce turche non scalfivano la situazione. Se qualcuno lo avesse perso di vista, stiamo parlando di due paesi praticamente alleati, in ragione di accordi economico-commerciali.

Sulla pelle dei civili

In sostanza, costoro, si combattono sulla pelle dei civili impunemente. Intanto dall’area c’è in movimento un milione di persone in fuga che non sanno dove dirigersi, incagliati sulla zona di confine con la Turchia. Così, questa “milionata” di profughi che si stanno accalcando tra il confine siriano e quello turco, verranno lasciati passare per farli confluire in Europa, questo perché sembra che sia stato già emesso un ordine di servizio in tal senso ai funzionari turchi delle zone di frontiera.

FONTI: Al Jazeera, AFP, Al Arabya, Reuters, ANF Immagine in evidenza: AFP Credits: AFP