Epilogo: LA GUERRA DI GUERRIGLIA

 

Con l'involuzione della guerra siriana, dopo la sconfitta dell'Isis da parte delle SDF, gli accordi tra Russia e Turchia ed il benestare degli Usa, all'occupazione dei cantoni kurdi, la situazione in Rojava, come nel Kurdistan iracheno, ha obbligato il popolo kurdo a ridefinire le proprie strategie militari. Così si è passati all'organizzazione della guerra di guerriglia, attraverso la composizione di piccoli gruppi, che si muovono in territori impervi, per sabotare le posizioni militari turco-jihadiste. Alla guida della guerriglia vi sono le donne combattenti.

Le donne leader della guerriglia

La guerriglia kurda contro l’oppressore turco è guidata dalle unità femminili

 

Dopo la guerra di posizione che ha permesso la liberazione dall’Isis, le unità combattenti kurde si sono ridefinite in gruppi guerriglieri, a causa dell’occupazione turca del Rojava, alla cui testa vi è la sigla YJA: Unità femminili libere.

27 maggio 2020 – L’epilogo della guerra di Erdogan al popolo kurdo in Rojava, per il dominio sulla Siria del Nord, dopo il laissez passer statunitense, ha visto al centro dello scenario il ruolo della Russia, che sembra aver assunto una vera e propria supremazia nell’area, dopo l’incontro tra intelligence siriana e quella turca, organizzato ad inizio anno a Mosca. Ma la determinazione del popolo kurdo è secolare, per cui dalla guerra di posizione delle SDF, dopo la sconfitta dell’Isis, le unità di combattimento kurde si sono ridefinite, passando alla guerra di guerriglia, la cui leadership è stata consegnata alle donne delle Unità femminili libere (YJA).

Le donne al comando della guerra di guerriglia

E’ dall’analisi bellica di Abdullah Öcalan che si è giunti, in seno al popolo kurdo, alla conclusione che le forme di comando maschile possono essere efficacemente superate.

Jiyanda Laşer e Guerrilla Eylem Dilxwaz sono due comandanti guerrigliere delle YJA, incontrate dal portale di notizie ANF News. Guerrilla Eylem Dilxwaz: “Ora che il nemico attacca brutalmente con tutta la sua tecnica, occorre sviluppare tattiche contro di essa. Per noi, le tattiche sono importanti come l’acqua ed il pane quotidiano. La guerriglia non può usare le stesse tattiche utilizzate, per esempio, quando guadagniamo posizioni. La vita ed il pensiero della guerriglia sono necessariamente caratterizzati dalla flessibilità. Lo sviluppo della tattica è sempre importante, cambia con le condizioni, la posizione, il terreno e la fase. Bisogna adattarsi alle condizioni “.

E’ per questo che, soprattutto in relazione alla guerra di guerriglia, è possibile parlare di una maggiore efficacia delle donne nell’applicazione delle tattiche militari. Su questa vera e propria filosofia di vita il Rojava ha costruito l’intero sistema comunitario.

Jiyanda Laşer: “Una campagna di guerriglia femminile è dieci volte più difficile per il nemico. Non riesce a capire come le donne possano sviluppare tali tattiche, né può sopportare che una donna sia in realtà un leader della guerra. “ Continua Dilxwaz : “Il nemico fa tanta propaganda sulle sue tecniche di guerra, ma i guerriglieri si muovono in piccoli gruppi, cambiando continuamente modalità, per evitare facilmente gli attacchi del nemico. L’uomo sviluppa tecnologia e l’uomo può sfruttarla. La vita e l’esperienza di combattimento del PKK lo ha dimostrato. Sappiamo perché e per cosa stiamo combattendo…”

“Area Putin-Erdogan”: i dati dell’occupazione

I dati dell’ Osservatorio siriano per i diritti umani, ci riportano la dimensione dell’occupazione turca in Rojava. Nel periodo compreso tra febbraio e maggio di quest’anno 10.400 soldati turchi sono di stanza a Idlib e Aleppo. E’ stata ribattezzata in Area “Putin-Erdogan”. Nella zona di “de-escalation”, le unità militari, con centinaia di soldati, sono salite a 3.435. Intanto le colonne militari turche sono in continuo movimento attraverso Kafr Lusin. Sono stati monitorati dalla Ong, con sede a Londra, sempre nel periodo febbraio-maggio, come segnalato da ANF News, “6.845 camion e veicoli militari nel territorio siriano, tra cui carri armati, mezzi di trasporto del personale, veicoli blindati, mezzi corazzati e radar militari”.

Afrin isolata

Afrin continua ad essere sotto il giogo turco-jihadista. Una città rimasta isolata da cui le stesse informazioni sono difficile da far passare. Sembra che lunedì scorso ci siano state due esplosioni consecutive che hanno fatto pensare ad un qualche forma di azione da parte della resistenza kurda. La prima deflagrazione è avvenuta vicino ad un checkpoint di jihadisti nei panni di un gruppo di “polizia militare”. La seconda esplosione è avvenuta sulla strada tra Afrin e Azaz: una motocicletta è stata fatta saltare in aria. E’ chiaro che l’occupazione nel cantone di Afrin, avviata nel marzo del 2018, ha prodotto l’annientamento della comunità kurda, e i risultati della resistenza sono flebili.

Kobane attaccata da vicino

Se Afrin è capitolata Kobane è saldamente in mano al popolo kurdo. Gli attacchi della Turchia sono però continui: partono direttamente dalla vicina Jarabulus. E’ lì infatti che l’esercito turco ha insediato una sorta di quartier generale. Ma quello che è successo il 16 maggio ha qualcosa di inquietante per la cittadinanza, questo perché i missili turchi hanno distrutto 80 ettari di grano e orzo, coinvolgendo nel disastro numerosi villaggi.

L’area più colpita è stata quella di Zor Megar, nella zona ovest del cantone, e poi il villaggio di Sheikh. I vigili del fuoco non hanno potuto fare altro che cercare di contenere il disastro, per quanto possibile. Ma questo non è l’unico incendio quest’anno dei terreni agricoli, un altro è stato registrato la settimana precedente nel villaggio orientale di Sarzuri. Evidentemente questa sembra la strategia turca per mettere in ginocchio gli abitanti del cantone.

Le azioni di guerriglia

Si chiama “Martyr Bager e Martyr Ronya” la campagna guerrigliera portata avanti dalle Forze di difesa popolare (HDP) e dalle Unità femminili libere (YJA). La dettagliata diffusione delle informazioni sulle azioni, prevalentemente di sabotaggio delle posizioni turche, proviene dall’ufficio stampa HPG. L’area che è diventata strategica per i combattimenti della guerriglia è proprio il cosiddetto Kurdistan settentrionale o Kurdistan iracheno.

Il 22 maggio nella regione di Avashin, in seguito ad un’azione HDP sono stati uccisi due soldati turchi. Lo stesso giorno le guerrigliere YJA hanno colpito i militari turchi a Hill Lelikan nella regione di Xakurke: 4 soldati uccisi e le posizioni fatte saltare. Il 23 maggio invece i guerriglieri hanno colpito in una collina di Hakkari, distretto di Çele, facendo saltare le posizioni dell’esercito turco, con parecchi morti e feriti, che non sono stati conteggiati.

Kurdi contro kurdi

Zînê Wertê è un piccolo avamposto di montagna nel Kurdistan iracheno. Da più di un mese è diventato però l’incubatore turco per innescare una guerra civile tra kurdi. Questo perché il servizio segreto turco MIT ha creato una partnership con il KDP, cioè il Partito Democratico del Kurdistan, a lungo guidato dall’ex Presidente del Kurdistan iracheno Mas’ud Barzani. Una partnership che si è consolidata attraverso l’invio di truppe nell’area al fine di neutralizzare la guerriglia.

Questo nel contesto di un’area, quella del Kurdistan iracheno, sempre più controllata dalla Turchia. Sono stati nominati da Ankara “amministratori fiduciari”, perseguitati i politici kurdi, arrestati tanti attivisti. E poi ci sono le azioni violente: dalle bombe che cadono a pioggia alla distruzione dei cimiteri, passando per la mutilazione dei cadaveri. In sostanza il KDP sta cercando di costruire, prima di ogni cosa, un sistema spionistico, attraverso flussi di informazioni sui movimenti dei guerriglieri. Controllano e osservano i loro avamposti per impedirgli di muoversi nell’area. Queste informazioni, vengono poi consegnate al MIT.

La cosa sconcertante è che questa non è affatto una operazione segreta, poiché sono stati girati video, da parte della resistenza kurda, dove Unità del KDP si trovavano nei veicoli del MIT a Zînê Wertê. Se i guerriglieri sono obbligati a spostarsi fuori dagli insediamenti urbani, questo si traduce nel tracciare percorsi pericolosi, che in alcuni momenti diventano delle rotte di accasso.

Il KDP, con degli scavatori, distrugge queste rotte, scavando fossati a distanza di 500 metri gli uni dagli altri… Se non fosse per la mobilitazione popolare tra cittadini e organismi politici, la guerra civile, fomentata da Ankara, sarebbe già stata innescata. In tutte le aree della diaspora kurda ci sono reazioni contro l’occupazione e il piano turco.

L’Unione delle Comunità del Kurdistan, a metà aprile, rilasciava un comunicato ufficiale, nel quale si richiamava all’unità del popolo del Kurdistan iracheno, spronandolo a vigilare contro gli sviluppi di questo accordo per volontà turca: “Al fine di prevenire un’ulteriore escalation, è necessario esercitare pressioni sulle parti e impedire allo stato turco, che è il promotore di questo piano, di incitare nuovamente i kurdi l’uno contro l’altro”.

FONTI: ANF News, ANHA News, Gerîla TV Immagine in evidenza: ANF News Credits: ANF News, ANHA News

Il genocidio politico

Arrestate in Turchia le donne del movimento femminile kurdo

 

Arrestate le attiviste del movimento “Rosa Women’s Association” attivo nella Turchia del sud, in quegli insediamenti kurdi dove da cinque anni la repressione di Erdogan contro la cittadinanza e le istituzioni locali è feroce, al punto di far parlare di “genocidio politico”.

27 maggio 2020 – E’ successo venerdì scorso. Una denuncia per terrorismo a 18 attiviste del movimento Rosa Women’s Association, alcune di esse esponenti del partito di sinistra kurdo HDP. Tutto è stato avviato in seguito ad una indagine aperta dalla Procura della Repubblica di Diyarbakir.

Dichiarazioni segrete portate come prove

Il 22 maggio è stato emesso un mandato di cattura per 12 di loro, che sono state prelevate ed arrestate. Cinque rilasciate su cauzione e una messa agli arresti domiciliari. Come ormai nella prassi del dominio autoritario turco, le accuse non sono suffragate da prove documentali ma da dichiarazioni di persone anonime, tenute segrete. C’è da dire che da dopo l’assedio del 2016 tutte le organizzazioni femminili sono state chiuse, l’unica rimasta a supportare la violenza contro le donne era rimasta l’Associazione Rosa.

Le accuse surreali

Le accuse esplicitate durante gli interrogatori hanno lasciato sbigottiti gli avvocati difensori. Il repertorio è stato molto vario: dal motivo per cui veniva organizzata una manifestazione per l’8 marzo, al sostegno dato dal “Consiglio delle madri della pace” per uno sciopero della fame contro la carcerazione di Abdullah Öcalan; ancora la vicinanza al movimento delle donne libere, e persino la stigmatizzazione dei femminicidi, che dimostrerebbero la natura terrorista dei comportamenti insiti nel movimento femminile kurdo.

Il “crimine” della doppia leadership

Ma le accuse più stringenti hanno riguardato la gestione del sistema territoriale da parte dell’HDP, i cui leader nazionali come Selahattin Demirtaş, sono in carcere da tre anni. Ad essere messo sotto accusa e il sistema paritario di genere in relazione alla doppia leadership sia dentro il partito che fuori nelle istituzioni locali. Cioè a dire che in qualsiasi contesto se c’è un presidente uomo ci sara una co-presidente donna e viceversa.

Infine, ma non ultimo in ordine d’importanza, sono stati contestati alle donne inquisite degli slogan cari al movimento, il primo dei quali è “Donne, vita, libertà”, oppure “Non ostacolare il nostro libero arbitrio”…

Il crimine è protestare contro il patriarcato

Il Movimento delle donne libere (TJA), ha emesso un comunicato dove chiarisce in modo inequivocabile cosa stia succedendo in Turchia:

“Il diritto e la libertà delle donne all’organizzazione indipendente vengono considerati una questione incriminante. Tutti gli usi del diritto alla libertà di espressione a favore della libertà delle donne sono trattati come prove incriminanti. Questi attacchi mostrano che il governo dell’AKP-MHP sia intenzionato a continuare le sue politiche misogine, militariste, razziste, sessiste e moniste, usando la religione. Essere una donna, essere kurdo, vivere nella geografia kurda provoca un triplice aumento dell’oppressione.”

FONTE: ANF News - Immagine in evidenza: ANF News